Al 46° grado di latitudine – corrispondente al lago di Garda – la coltivazione dell’olivo raggiunge uno dei limiti più a nord nel nostro emisfero. Grazie al clima mite la coltivazione dell’olivo nel Basso Sarca (TN) e nella zona del Garda trentino rappresenta un unicum in Italia e in Europa. I primi  a portare la pianta alle pendici delle Alpi, scoprendo che si potevano ottenere ottimi risultati, furono i Romani. Poi i monasteri della zona continuarono questa pratica rendendola abbastanza comune nel Medioevo. Oggi la superficie coltivata regionale 460 ha con 14.158 piante - interessa soprattutto i comuni di Arco, Riva del Garda, Tenno, Nago-Torbole e Dro, variando dai 70 m agli 850 m di quota. 7 i frantoi attivi, per una produzione 2016/2017 che si attesta intorno alle 296 tonnellate.
La varietà prevalente è quella dell’olivo Casaliva o Gargnà, la cui caratteristica principale consiste nel produrre un’oliva che non diventa mai completamente nera, neppure quando è matura. Altre cultivar piuttosto diffuse sono il Frantoio, il Leccino e in minor misura il Pendolino.
La raccolta avviene ancora per lo più a mano e si svolge da Novembre a Dicembre, quando il frutto non ha ancora raggiunto la completa maturazione. La molitura segue di pochi giorni la raccolta: un tempo con macine di pietra, oggi con moderni frangitori. In entrambi i casi l’estrazione avviene esclusivamente a freddo, con una temperatura costante di poco inferiore ai 27° C. L’olio così ottenuto viene opportunamente filtrato prima dell’imbottigliamento.
Uno degli oli extravergine di oliva più rinomati del Trentino è quello DOP del Garda. Esso appartiene alla grande famiglia degli oli del Garda DOP che si compone delle sottozone “Garda bresciano”, “Garda orientale” ed appunto “Garda trentino”. Il Garda DOP si distingue per il colore verde dai riflessi oro, i profumi erbacei con sentori di mandorla e carciofo, il gusto rotondo, il fruttato leggero con note piccanti e amare. Abbinamenti ideali: minestre d’orzo, insalate, carni bianche ai ferri e soprattutto pesce di lago.
Un tempo gli avanzi della spremitura delle olive, in nome di un’economia povera in cui nulla doveva essere sprecato, venivano impastati insieme a lievito e farina, e talvolta a vino e a zucchero, per la preparazione del tipico “pan de molche” (briciole).


I dati I dati statistici riportati nei paragrafi dedicati alle si riferiscono alle stime di:
Marco Oreggia, Flos Olei 2017; Stime Ismea su dati Agea al 15 Febbraio 2017 (elaborazioni su dichiarazioni frantoi);
National Institute of Statistics, Service Institute for the Agricultural and Food Market on data from the Agency for Agricultural Payments.


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