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La Campania può vantare una storia olivicola molto antica e una struttura produttiva dalle grandi potenzialità. Nel Cilento, nella Penisola Sorrentina, a Paestum, ma anche in numerose altre aree della regione, la presenza storica dell’olivo è ampiamente documentata. La tradizione vuole che le prime piante fossero introdotte dai Focesi, nel IV sec. a.C. L’olivo domina il paesaggio nelle aree interne e svolge una funzione insostituibile nella protezione del suolo e nella conservazione dell’ambiente. Nel complesso l’olivicoltura in Campania interessa una superficie di 75.748 ettari. A tale superficie corrisponde un patrimonio  olivicolo di oltre 14 milioni 265.507 di piante, 112.093 aziende con 353 frantoi attivi, che nella media delle ultime 4 campagne hanno contribuito alla produzione di circa 18.244 tonnellate di olio. Un elemento di grande importanza, che contribuisce all’affermazione dell’olivicoltura campana, è rappresentato dal patrimonio varietale della regione, che appare molto ricco e diversificato. In tutte le principali aree olivicole, infatti, sono presenti varietà autoctone di elevato pregio e spiccata tipicità: Ogliarola, Nostrale e Ravece, in provincia di Avellino; Raccioppella, Sprina, Ortice e Ortolana, in provincia di Benevento; Olivo da olio in Penisola Sorrentina; Asprinia, Tonda, Caiazzona e Sessana in provincia di Caserta; Rotondella, Carpellese, Nostrale, Biancolilla e Pisciottana, in provincia di Salerno. Ben cinque le DOP riconosciute dall’Unione Europea: Cilento; Colline Salernitane; Penisola Sorrentina; Irpinia - Colline dell’Ufita; Terre Aurunche.


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